sabato 9 febbraio 2008

VITA DA FAN: UN BAMBINO CHE SOGNAVA LA MOTO GRAZIELLA

Vita da fan atto secondo. La nostra nuova rubrica accoglie un altro intervento di un amico del blog, Andrea. La sua storia è dedicata ad un mito delle due (piccole) ruote: la Moto-Graziella. Un micromotorino che ha segnato un'epoca e che visto con gl occhi di un bambino degli anni settanta rappresentava quanto di più moderno e ricercato potesse proporre quell'epoca. Leggete il suo racconto.
H7-25



Oggi è piuttosto arrugginita, molto impolverata, in paziente attesa di una revisione a carburatore, candela, marmitta, freni, tutto. E se ne sta tranquilla sotto la tettoia di un piccolo garage pieno di legna.

Ma quando mio nonno la portò a casa, non mi ricordo nemmeno quanti anni fa, una ventina direi, la Moto-Graziella luccicava nemmeno fosse stata una Harley Davidson (vedi un modello in azione nel video trovato su youtube). Blu e bianca. Con quel muso che più che una moto sembrava un grillo, con un improbabile manubrio a mo' di antenne. Ripiegabili "alla bisogna", sempre secondo il linguaggio di mio nonno, il quale contava di mettersela nel bagagliaio della macchina come fosse stata una cassettina di frutta. Credo che tutto sommato lo avrà fatto al massimo tre volte. Ma in compenso, quanti giri su quella motoretta tascabile!

Più tardi negli anni uscì una specie di remake, forse qualcuno lo ricorda: si chiamava Ital-Jet Pack 3. Ma l'immagine di quella "graziella geneticamente modificata" e trasformata in motociclo è rimasta scalfita nella memoria. Non so se collettiva, ma certo la mia.



Un paio di episodi per gli amici del blog. In primo luogo, la prima volta che ci sono salito sopra. Ero alto direi un mezzo metro. La predella minimalista ricavata appena dietro il piccolo serbatoio bianco (con tappo nero, legato con una catenella che impediva di perderselo in giro) bastava giusto per i miei piedi nani di bambino. Io stavo lì come una vedetta garibaldina e il pilota (ovvio: mio nonno) ripeteva ogni tre secondi: tienti forte! I peregrinaggi erano modesti: in giro per il quartiere, al massimo fin sulle prime colline dell'"hinterland" faentino.

Ma quello che ha avuto la più bizzarra esperienza che un pilota di motograziella (e non solo) possa raccontare fu proprio lui, nonno Sandro. Cosa può accadere a un signore che si pavoneggia andando in giro in motoretta cantando a squarciagola e pensando ai fatti suoi? Mangiarsi una mosca? Magari! Nel suo caso fu un bel pipistrello. Piccolo, certo. Ovviamente immediatamente "sputato". Ma fu abbastanza da far cambiare radicalmente atteggiamento al mio caro avo. Che ne trasse una legge di valore universale: mai tenere le ganasce aperte quando si va in Moto-Graziella!

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