L'intervista in esclusiva di agosto vuole essere un omaggio a un indimenticato attore americano molto noto in Italia, John Philip Law, scomparso lo scorso maggio all'età di 70 anni.
L'intervista è stata realizzata tempo fa da una collega giornalista professionista, S.V., amica di MCT. Non l'aveva potuta pubblicare; per ricordare la figura di Law l'ha quindi recuperata dai suoi taccuini e ce l'ha gentilmente ceduta.
H7-25 
"Dai tempi di Donatello gli angeli parlano italiano". È il geniale commento che ho ricevuto da una persona, quando le ho detto di aver intervistato Pygar, l’angelo di Barbarella, nel senso del film di Roger Vadim, anno 1967...
Perché forse non tutti lo sanno, ma Pygar, di lingua madre inglese, parla anche il nostro idioma. E, incontrandolo a Trieste, ho scoperto anche che gli angeli non solo mangiano fagioli, ma sono pure delle ottime forchette. E, naturalmente, ho avuto anche la conferma del fatto che non invecchiano mai.
Il nostro Pygar, però, è un angelo un po’ schizofrenico: da quando gli hanno detto che sul set è stato interpretato da un tizio che si chiama John Phillip Law, forse meglio conosciuto al grande pubblico per la sua interpretazione di Diabolik, la sua conversazione non è sempre del tutto chiara: a volte parla in quanto Pygar, altre volte si identifica con John. E potete immaginare che cosa possa uscire dalla voce di qualcuno che sa di essere un angelo ma che crede di aver interpretato un personaggio che si chiama... Diabolik! E alla fine, scopriremo che non sono solo gli angeli a pronunciare parole sorprendenti.
"Gli angeli non sono esseri materiali -racconta Law- sono esseri spirituali. Non soffrono dei bisogni materiali che avrebbero con un corpo materiale. Per cui sono in grado... bè, potremmo usare la parola “volare”, ma forse “teletrasportarsi” da un posto all’altro sarebbe più corretto. Comunque, nessuno ha ancora fatto un remake di Barbarella, anche se in molti ne hanno parlato, ma se qualcuno lo facesse non so se volerei ancora, forse sarei piuttosto Durand Durand, l’astronauta corrotto che Barbarella va a “salvare” dopo che si è perso".
Però, se mi permetti, non sembravi poi tanto spirituale con Barbarella...
"Bè, Roger Vadim non era particolarmente noto per il suo lato spirituale, era piuttosto noto per la sua capacità di creare immagini incredibili di donne... insomma, è lui che ha creato Brigitte Bardot. Roger Vadim era innanzi tutto un regista molto “femminile”, e per questo era in grado di entrare in sintonia con le donne con cui lavorava, e riuscire a far fare loro cose che qualunque altro regista non sarebbe mai riuscito a far fare per lo schermo. Sapeva come tirar fuori il lato femminile di una bella donna. Ed era questa la particolare magia di Roger Vadim.
Anche la colonna sonora contribuì in modo non indifferente al successo di quel film
"All’inizio avrebbero voluto che fossero i Rolling Stones a scrivere la colonna sonora, perché Anita Pallenberg, che recitava la parte della Tiranna, era la moglie di Keith Richards dei Rolling Stones, ma il manager degli Stones voleva troppi soldi, e noi non potevamo permettercelo, e così poi le musiche furono affidate a Bob Crewe.
Alla fine il film ebbe comunque una colonna sonora divertente, ma puoi immaginare quel che sarebbe stato l’impatto di Barbarella se avesse avuto una colonna sonora degli Stones!"
Dopo, c’è stato un altro gruppo che si è ispirato, almeno per il nome, a Barbarella: i Duran Duran.
"Sì, infatti... (ride)"
Conosci la canzone “Electric Barbarella”?
"Dei Duran Duran? No, non la conosco".
Il video mostra una ragazza bionda che in realtà è un robot...
"Un robot biondo che recita Barbarella? L’aspetto fondamentale di Barbarella è che è un essere di carne e ossa, ma pronta a far sesso con qualunque cosa per portare a termine la sua missione. E in questo modo rimbalza un po’ per tutto l’universo, per così dire".
In Barbarella viene completamente ribaltato il tipico cliché sessista, cioè in questo caso è la donna che sfrutta l’uomo.
"Esattamente, esattamente. È la Dea!"
E la Grande Tiranna? Una donna al comando di un intero mondo...
"La Grande Tiranna, che poi esce la notte e si traveste da ragazza sexy e torna di giorno, come hanno fatto in passato molti sovrani, che di tanto in tanto si mischiavano ai loro sudditi, è sì questo, ma è anche altro. “Tiranna” è limitante, perché lei è la tiranna, ma è anche il capo, l’imperatrice, la zarina, comunque la si voglia chiamare, è davvero la donna al vertice di tutto.
E lei fa qualunque cosa in nome del piacere, perché tutto questo pianeta dove finisce Barbarella è guidato dal “magmos”, che si nutre del male, e ci ritroviamo in un universo completamente al contrario, dove il male è premiato e il bene è punito, e questo lo puoi trovare riflesso nei costumi di Paco Rabanne, perché se fai attenzione ai costumi, che poi hanno ispirato tante discoteche, e naturalmente anche i Duran Duran e Le Bon, vedi che tutto ciò che normalmente era coperto, qui è esposto e ciò che normalmente era esposto, qui è coperto, con capezzoli e organi sessuali di fuori mentre il resto è coperto, insomma tutto è sottosopra.
E il nostro povero Pygar si ritrova in questo pianeta dominato dal male, e gli fanno di tutto, lo accecano, perde il desiderio di volare, è completamente divorato dalla società in cui vive e che è dominata dalla Grande Tiranna... Ma poi, quando Barbarella lo rianima con la sua sessualità, ritrova anche la voglia di volare, un’idea che trovo una buona metafora per molte cose".
Raccontaci della tua esperienza da angelo
"Mi sono divertiti tantissimo. C’era anche Carlo Rambaldi, e lui mi ha fatto due paia di ali. Io avevo tre paia di ali: quelle che vedi quando volo, realizzate da un famosissimo artista, erano molto complicate, pesavano 90 libbre e dietro avevano un motore. Dovevo indossarle con un corpetto fatto apposta per poter sollevare il mio corpo, fecero un calco in modo che questo corpetto aderisse al mio corpo e potessi essere sollevato al soffitto per poter dare l’impressione di volare verso la città, e poi qualcuno doveva trasportare il motore quando camminavo a terra.
Poi Carlo fece un paio di ali che sono quelle che vedi spiegarsi quando sto in piedi, come le ali di un uccello, e poi ne fece un altro paio ancora in modo che quando mi giravo per andarmene, sembrassero ali d’uccello, e non un motore! Quindi avevo tre paia di ali, ma quelle che tutti ricordano sono quelle enormi che si muovono".
Hai lavorato ancora con Rambaldi?
"Lui mi ha fatto queste due paia di ali, e anche la maschera di Diabolik, e ho una splendida foto in cui sono ancora travestito da Diabolik e ho una specie di ali, perché doveva finire il calco, quindi abbiamo un Diabolik alato".
Ritornando al film, poteva forse essere fatto solo in quel periodo, il periodo della liberazione sessuale. Oggi nel cinema domina o il puritanesimo o la ricerca della perversione, qui c’è un’ironia che si è persa.
"E c’è una certa innocenza. Quando uscì, tutti pensarono che fosse pornografia soft-core, e all’inizio non ebbe l’impatto che ci si aspettava, perché tutti pensavano che fosse “troppo”, mostravano troppe cose che oggi sembrano quasi ingenue.
Quando guardi un film come Barbarella, è vero che sembra antiquato, gli manca la spettacolarità degli effetti speciali di oggi, perché è stato realizzato da artigiani, non come oggi che è il computer a dominare. Negli ultimi anni, tutti mi hanno chiesto: “Quand’è che fate un remake di Barbarella?”, e a un certo punto è corsa una voce che Drew Barrymore stava per farlo, ma non ho idea di che cosa sia stato di quel progetto".
Sarebbe comunque qualcosa di completamente diverso.
"Sì, completamente diverso. Quello era il periodo dell’amore libero, delle relazioni sessuali aperte, e la gente non temeva per la propria vita quando faceva l’amore, come oggi, era il periodo del “Turn on, tune in, drop out”, come nel musical Hair: black, white, yellow, red, copulate in a king size bed".
E veniamo ai personaggi maschili, in Barbarella. Non fanno proprio una brillante figura...
"Infatti! A Vadim piaceva prendere in giro gli uomini. Penso che probabilmente tra tutti i personaggi maschili che Vadim ha creato e diretto, Pygar fosse quello che amava di più, perché, come ho detto all’inizio dell’intervista, era il paladino della Dea".
Penso però che quello che ne esce meglio sia lo scienziato che aiuta Barbarella a riparare l’astronave, dopo che Tognazzi l’ha fatta precipitare.
"Quello scienziato, il dottor Ping, era interpretato da Marcel Marceau.
È l’unica volta in cui Marcel Marceau recita, parla, e sul set continuava a dire a tutti “Le mime parle! Le mime parle!”, il mimo parla! Perfino lui era stupito dal fatto di dover pronunciare delle parole, perché non ci era abituato".
giovedì 7 agosto 2008
INTERVISTA A JOHN PHILLIP LAW, L'ANGELO DI BARBARELLA
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2 Scrivi il tuo commento:
Libro sobre Law: Diabolik Angel, de Carlos Aguilar
molto bella l'intervista. ciao da ugo (sidney)
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