Come promesso eccovi la seconda parte dell'intervista che abbiamo realizzato in esclusiva a Mike Francis. A pochi giorni da Natale, quale miglior regalo per i nostri affezionati lettori? Ancora grazie al grande Mike, che ci ha aperto il suo libro dei ricordi, delle sensazioni e delle emozioni...
Tanti auguri di buone feste!
H7-25
Sei stato uno dei primi esempi di artista italiano esportabile all’estero cantando in inglese. Come mai le case discografiche non producono appositamente per il mercato straniero? E' un limite delle case discografiche che non osano o dei nostri artisti che non si rendono conto della globalizzazione della lingua?
Oggi il problema di fare musica in una lingua diversa non credo che esista più, credo che siano solo pochi gli artisti italiani che lo fanno, non so perchè. Ai miei tempi era più difficile, in quanto le multinazionali americane volevano che le loro sedi all’estero promuovessero solo artisti locali e nella loro lingua, in modo da non interferire con gli albums delle loro stars.
Per un progetto internazionale che si chiamava Change 90 e che presentai alla BMG italiana, al tempo la mia casa discografica, dovetti firmare il contratto con la casa americana a New York. Negli anni 80 tutte le produzioni italiane in lingua inglese venivano realizzate da piccole etichette indipendenti, compresa Survivor, canzone che nessuna multinazionale volle pubblicare e che uscì con una piccola etichetta di Milano
Hai scalato le classifiche con brani in lingua inglese poi ti sei misurato con la lingua italiana, con quale idioma ti senti più a tuo agio quando canti?.
Sono e mi sento italiano, ma canto più volentieri in inglese
Hai collaborato con i due parolieri di Lucio Battisti, Mogol e Pasquale Panella, che cosa ti è rimasto di quell'esperienza?
Gli albums sono stati due : "Mike Francis in italiano" con Mogol e "Francesco Innamorato" con Panella. Due grandi autori agli antipodi. Mogol si esprime meglio con melodie lunghe che non hanno frasi tronche, usa molto i « lo sai...se vuoi » come intercalare. Panella usa tutta la grammatica e il dizionario italiano al completo, compresi i passati remoti e parole che nelle canzoni non si sentivano mai. Non usa mai i « lo sai » e i « se vuoi » per riempire gli spazi, si inventa sempre qualcosa di diverso.
Qual'é il tuo rapporto con la musica italiana e col Festival di Sanremo
Ci sono tante canzoni italiane che amo. Del festival di Sanremo posso solo dire che, tranne in pochi casi, non è mai stao una vetrina della musica italiana che la gente va a comprare.
Come spieghi questo ritorno della musica e degli artisti anni 80
Quando si parla di revival anni 80 si parla in genere di musica dance anni 80. Secondo me la bella musica dance inizia a metà degli anni 70 e finisce nel 1980. Dopo è scaduta parecchio, ma poichè in quel periodo ci si divertiva molto e si respirava un’aria di generale benessere, secondo me la gente ascolta ancora gli anni 80 più per i ricordi che evocano che per il valore artistico delle canzoni.
Sei in contatto con altri protagonisti della scena discografica anni 80? E quale musica o artisti ascolti oggi?
A parte la mia amica Amii Stewart non sono più in contatto con altri artisti di quel periodo. Ascolto tutti i generi di musica
Tu hai vissuto a lungo all'estero, come ricordi quell'esperienza?
Ho vissuto sei anni a Londra, lavoravo insieme con Living in the box e altri artisti inglesi, ho registrato tre albums lì, è una città che mi manca molto. Ho viaggiato e ho fatto concerti un po’ in tutto il mondo, ma di Londra posso dire che è la mia seconda città
Come giudichi la società attuale, al di fuori dell'ambiente musicale?
Non la giudico, cerco di relazionarmi e di adattarmi ai tempi che cambiano
Quali sono i tuoi valori fondamentali nella vita, nelle relazioni?
L’amicizia e la sincerità, le relazioni vanno e vengono.
Parliamo dei tuoi fans. Che rapporto hai con loro? C’è un evento particolare legato ai tuoi ammiratori che ti è rimasto impresso?
Ho due fan clubs, uno inglese e uno italiano, ci sentiamo spesso e molte volte gli chiedo consigli. Fanno molto più loro per me di quanto io faccia per loro, compreso il fatto di incoraggiarmi sempre. Mi fanno sentire utile.
Chi è Mike Francis quando smette gli abiti dell'artista e torna ad essere Francesco Puccioni? Raccontaci di te in famiglia, con gli amici…
I miei amici sono gli stessi da tanti anni ed è con loro che passo la maggior parte del mio tempo libero, così come con i miei fratelli e i miei genitori. Mi piace molto la pesca e quando posso trascorro intere settimane da solo pescando anche 10 ore al giorno.
Fai un bilancio della tua carriera: hai rimpianti?
Si, qualche rimpianto ce l’ho
Il più bel ricordo legato alla tua attività di cantante
Il mio primo concerto, al teatro olimpico di Roma, ero emozionatissimo e avevo paura che venisse poca gente, invece ci fu il tutto esaurito e andò benissimo. Mi ricordo che quando mi svegliai il giorno dopo mi sentivo il ragazzo più felice del mondo.
"Hey survivor
you're gonna fly away
to the places you've been
many times with a friend...."
sabato 20 dicembre 2008
INTERVISTA A MIKE FRANCIS: LA NOSTRA MIGLIOR MUSICA? TRA GLI ANNI 70 E 80
Tags : amy stewart, friends, let me in, mike francis, mogol, pasquale panella, survivor
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mike francis avrebbe meritato più considerazione da parte della critica, leggendo l'intervista che avete fatto mi rendo conto del suo spessore umanio e artistico. che spreco.
Con lui se ne è andato un pezzo della mia vita....
Marco
Artista di rara classe e semplicità....avercene oggi di artisti come lui!
Un forte abbraccio che ti accompagna verso l'ignoto!
Grande artista, addio Mike, tu sei stato vero, oggi sono quasi tutti fasulli.
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