martedì 1 dicembre 2009

IL DIARIO DI H7-25: LE COMPAGNIE

Gli anni delle immense compagnie...come le cantava Max Pezzali. Ma ve le ricordate le compagnie? Erano talmente parte integrante del tessuto sociale giovanile che mi ricordo ancora la domanda che mi fece una ragazza ad una festa verso la fine degli anni '80: "Ma tu con che compagnia esci?"
Basterebbe questo per dare la cifra di quel tempo, delle abitudini dei giovani, delle dinamiche sociali. "Con che compagnia esci?", come se la compagnia fosse una squadra o un marchio noto a tutti. E naturalmente ogni compagnia doveva avere dei tratti riconoscitivi: un luogo di raduno, uno o più leader noti, compresenza di ragazzi e ragazze (meglio se affascinanti), vita sociale, mezzi di trasporto, alto numero di componenti...

A quel punto, alla domanda "Ma tu con che compagnia esci?", si poteva rispondere: "Con quella di Devis, che si ritrova al bar Lupi". Tutto il resto era noto, bastava dare le coordinate generali del gruppo per averne subito la fotografia.
Io non sono mai stato un frequentatore di compagnie "alla moda" e, per dirla tutta, quegli insiemi non coordinati di esseri umani non mi hanno mai attirato. Perché frequentaee un gruppo dove troverai sempre uno o più elementi che ti stanno sulle balle, altri di cui non te ne frega niente e solo alcuni che ti interessano veramente. E poi le relazioni sentimentali. Se ti facevi una storia nella compagnia, tutti erano al corrente degli affari tuoi, era come l'anticamera del matrimonio, se te la facevi all'esterno tutti dicevano la loro sul nuovo elemento che veniva a frequentare il gruppo...eccheppalle!

Ad ogni modo per qualche tempo mi sono prestato part time a questo tipo di frequentazione. Diciamo che nel week end uscivo con pochi selezionati amici e durante la settimana, sopratutto in estate, mi faceva piacere vedere la compagnia. Ci sedevamo sul gradino di una panetteria e stavamo lì a chiaccherare, a raccontarci aneddoti, a farci scherzi, a giudicare il mondo che ci sfilava davanti, a parlar male di qualcuno che non era presente ecc. ecc. Avevamo anche fondato una squadra di calcio con tanto di nome (nato dalla fusione dei nomi delle vie all'incrocio delle quali ci trovavamo) e maglia sociale. Quando incominci a mescolare calcio, relazioni umane e sentimentali presto o tardi si creano situazioni di crisi.

Ad un dato momento nascevano tensioni tra questo e quello, tra una e l'altra o fra due che non stavano più insieme. Poi il peggio e quando manca un vero leader e la compagnia finisce per essere gestita da un gruppetto di sfigati con l'ambizione di affermarsi socialmente; bastava avere la macchina, due lire in tasca, sapere fare il furbetto e avevi il potere...

Sapete cosa? Qualche giorno fa discutevo dei cambiamenti avvenuti sul posto di lavoro. E mi sembra tanto di rivedere antichi cicl ripetersi. In fondo è l'uomo ad essere fatto così, nel momento in cui lo metti al centro di un gruppo scattano automaticamente determinate dinamiche.
Oggi le grandi compagnie non esistono più, gli stronzi, invece, quelli non mancheranno mai.

H7-25

2 Scrivi il tuo commento:

giorgio ha detto...

in parte mi rivedo in quello che scrivi...certe dinamiche di gruppo non sono mai andate giù neanche a me. Oggi viviamo nella società dell'individuo, e come scrivi tu, le compagnie sembrano non esserci più, in compenso gli stronzi, soprattutto negli uffici, pullulano...
...tuttavia si possono affrontare grazie al metodo shamu!
;-)

Anonimo ha detto...

che belle le compagnie anni 80, irripetibili?